Il Campo Barbarico

Attraversando il Parco di Tor Fiscale, raggiungiamo la Torre del Fiscale. La torre medievale sorge in un punto dove si intersecano due acquedotti: quello di Claudio e quello dell’acqua Marcia (le cui strutture furono utilizzate anche per le acque Tepula e Iulia). I due acquedotti si intersecano anche 300 metri più a monte, delineando uno spazio a forma di trapezio di poco più di 22.000 metri quadri lungo il cui perimetro correvano le arcate degli acquedotti che potevano essere facilmente trasformate in strutture fortificate.

Così fecero nel 537 d.C gli Ostrogoti che, durante la Guerra Gotica, che contrappose dal 535 al 553, il loro regno alle truppe inviate dall’Imperatore d’Oriente, Giustiniano, nel suo tentativo di ricomporre l’impero Romano, stringevano Roma, difesa dalle truppe bizantine del generale Belisario, chiuso dentro le mura Aureliane, in un duro assedio.

Il re degli Ostrogoti, Vitige, per superare le difficoltà inerenti all’attuazione di un assedio totale della città, decise di realizzare degli accampamenti che consentissero alle sue truppe di tenere sotto controllo gli accessi in città. Proprio la via Latina, che correva a fianco degli acquedotti, era uno degli accessi più importanti. Così, sfruttando l’esistenza delle strutture in pietra, lo spazio fu trasformato nel principale campo trincerato dei barbari (il campo, tra l’altro, consentiva di controllare anche la via Appia Antica). Gli Ostrogoti, per mettere in difficoltà gli assediati, troncarono anche i canali che trasportavano l’acqua in città.

Procopio, lo storico delle guerre gotiche, segretario del generale Belisario, che partecipò alla campagna bellica, racconta così, l’evento bellico:

“Esistono ancora due acquedotti tra la via Latina e la via Appia, molto alti e per la maggior parte su archi. Alla distanza di 50 stadi da Roma questi due acquedotti si incrociano, poi corrono per un breve tratto in senso contrario, così quello che prima era sulla destra passa alla sinistra, poi si riuniscono ancora e riprendono il precedente percorso, rimanendo però separati. Così avviene che lo spazio tra loro, così chiuso dagli stessi acquedotti, diventa una fortezza. I barbari, murando con pietre e terra la parte inferiore degli archi, diedero al luogo la forma di un castello, ponendovi così un accampamento di non meno di 7000 uomini perché impedissero che ai nemici venissero portate in città vettovaglie. Allora i Romani persero ogni speranza e non avevano che prospettive sinistre.”

(Procopio di Cesarea, La Guerra Gotica, Libro II cap. III)

Gli effetti della guerra gotica, alla quale presto si aggiunsero quelli di una pestilenza passata alla storia come “Peste di Giustiniano”, furono tali da determinare, secondo alcuni storici, la vera fine dell’Impero Romano d’Occidente. Dopo pochi anni dalla fine della guerra, ci fu poi l’invasione dei Longobardi, un’altra popolazione barbarica.

La popolazione della città si trasferì in massa nelle campagne, lasciando all’interno delle Mura meno di 50.000 persone. La decadenza della città provocò il progressivo abbandono della manutenzione degli acquedotti. Fece eccezione solo l’acquedotto Claudio, che serviva il complesso del Laterano, che fu infatti più volte restaurato e, pur con portata ridotta, rimase funzionante fino all’anno mille.

Proprio Tra il X ed il XIV secolo la zona del Campo Barbarico tornò ad avere una grande importanza strategica; proprio qui, in loco qui dicitur ad arcus (cioè nella località Arco di Travertino), si accampò nel 1084 l’esercito normanno di Roberto il Guiscardo, accorso, allo scopo di acquisire importanza strategica e consolidare i suoi possedimenti territoriali, in aiuto di papa Gregorio VII, contro l’imperatore Enrico IV.

Sempre nel X-XI secolo, si sviluppò nella campagna romana, largamente semi-abbandonata in seguito alla decadenza della città durante il Medioevo, il fenomeno del feudalesimo suburbano; ciò provocò la necessità dei feudatari di controllare la campagna e le vie di comunicazione, facendo sì che lungo le strade che da Roma portavano alle singole rocche padronali, si ergessero numerose torri.

Una di queste torri, è proprio quella di Tor Fiscale, nome che nacque solo nel XVII secolo, quando fu di proprietà di un certo signor Filippo Foppi, tesoriere (“fiscale”) pontificio e chiamata in precedenza anche Turris Iohannis e Turris Branciae, alta circa 30 metri, che sorse direttamente in uno dei due punti di incrocio degli acquedotti Claudio e Marcio.

Oggi, uno dei due acquedotti che all’epoca si intersecavano, il Marcio, è stato distrutto e sostituito dall’acquedotto Felice, mentre il Claudio è stato pressoché completamente smantellato per ricavarne materiale da costruzione. Così la presenza della Torre, oltre alle testimonianze archeologiche e al toponimo del Campo Barbarico, che è rimasto ad individuare questa località, è uno dei pochi aiuti che abbiamo per riconoscere il perimetro fortificato ai tempi degli Ostrogoti, anche perché, pure la presenza odierna del Circolo Sportivo (al cui interno corrono le arcate dell'acquedotto), non aiuta a ricostruire la consistenza dell'area. Occorre alzare lo sguardo e farsi aiutare dall'immaginazione.

Come arrivare

A piedi

Arrivare a piedi, fino alla Torre che individua l'inizio del Campo Barbarico, non è facile. La costruzione sorge infatti in un'area della città che fino a pochi anni orsono è stata completamente abbandonata dalle istituzioni e che, ancora oggi, reca i segni di quello che un tempo si chiamava abusivismo edilizio di necessità.

Scendete alla Fermata Metro A Arco di Travertino (nella fermata ci sono anche i capolinea degli autobus 85, 409, 657, 671, 765), dirigersi verso l'Appia Nuova. Girare a sinistra e seguire il piccolo marciapiede fino all'incrocio con via di Torre del Fiscale. Seguirla fino in fondo. Prendere la strada sterrata che conduce alle arcate dell'Acquedotto Felice. Girare a destra, senza spaventarsi della situazione e seguire il sentiero fino alla Torre.

In auto

Arrivare fino alla Torre in auto, è ancora più difficile che a piedi.

Dall'Appia Nuova in direzione fuori Roma, girate a sinistra all'incrocio con via di Tor Fiscale. Girate a destra per via di Colle Terrigno. Girate a sinistra per via Quinzio Flaminio. Girate a destra e andate sempre diritti fino alla costruzione. In alternativa percorrendo l'Appia Nuova in direzione centro città, seguite le indicazioni per il Circolo sportivo "La Torre".

Quando

La visita deve essere effettuata durante il giorno, anche se la Torre da qualche tempo è illuminata, il Parco dal quale si accede chiude al tramonto.

Accampamento utilizzato dagli Ostrogoti durante la Guerra Gotica (VI secolo d.C)